Sformato (gattò, gateau) di patate, il piatto senza un ombra di romanticismo

Oggi mi sono svegliata con l’ispirazione romantica. Di solito nelle giornate del genere si scrive molto bene, forse, uscirà il post pieno di sogni, emozioni e amore… Quale il prossimo argomento sul mio „piano editoriale”? (Come ogni blogger, che si rispetti, anch’io me ne sono creata uno, giusto per avere qualcosa da infrangere 😁e poi disperarsi 😫). Allora, il prossimo post tratterà… lo sformato di patate! Ma non c’è niente di romantico in questa ricetta! Anche se, in italiano, o più precisamente in dialetto napoletano, lo chiamano gattò, che proviene dal „gateau” francese. Vogliamo vedere, che sicuramente c’è stato qualche cuoco francese innamorato, che una volta preparò questo piatto per la fidanzata napoletana? Comunque, mi metto a cercare!
Non ho trovato nessun cuoco innamorato, ma la fidanzata c’era e si chiamava Maria Carolina. E non si trattava di una semplice popolana, bensì della futura sposa del re Ferdinando IV, di lui vi ho già parlato nel post sulla „Zuppa inglese”. Proprio in occasione del loro matrimonio per il banchetto nuziale monsieurs francesi (cuochi di alto rango) hanno inventato questo sformato di patate. Allora, avevo ragione io, una bella storia d’amore c’è stata, e che storia!.. due giovanissimi innamorati (17 anni lui, 16 lei), entrambi rampolli delle più note dinastie reali, belli, intelligenti, felici… o no? Certe volte, per mantenere lo spirito fiabesco, meglio non approfondire troppo! Perché al contrario dell’immagine banale di una bella principessa, che, dopo lunga attesa finalmente cade fra le braccia di un coraggioso principe azzurro su cavallo bianco, nella vita vera delle famiglie reali le cose di solito andavano in modo molto più prosaico.
Ferdinando non era destinato a diventare il re, aveva due fratelli più grandi, che non li lasciavano alcuna chance di salire su trono. Ma dopo la morte di suo zio, re di Spagna, il padre e fratello più grande di Ferdinando si sono spostati li per occupare il trono più prestigioso. In altro fratello più grande si è rivelata una malattia mentale, perciò Ferdinando già in età di soli otto anni inaspettatamente diventato il re. Siccome della politica del regno se ne occupava Consiglio di Reggenza, ragazzo conduceva la vita spensierata fra la caccia e divertimenti vari. Lui non era tanto bello (i sudditi lo chiamavano „nasone”), né tanto istruito, né tanto educato, perciò i membri del Consiglio se ne sono occupati per farlo sposare al più presto e assicurarsi la successione della dinastia.
Anche Maria Carolina aveva poche probabilità di diventare regina, poiché era la tredicesima far tutti i fratelli, decima fra le femmine. E quando le famiglie reali di Napoli e Asburgo decisero di creare alleanza con il contratto matrimoniale, come sposa per Ferdinando andava destinata la sorella più grande Maria Giovanna, ma lei inaspettatamente morì di vaiolo. Per salvare accordo, fu firmato altro contratto per il matrimonio con la Maria Giuseppina, ma… anche lei mori di vaiolo (un caro saluto agli anti-vax!). Potete immaginare, come era contenta Maria Carolina, quando nel contratto successivo fu messo già il suo nome! Per concludere alquanto prima almeno questa faccenda, il matrimonio fu registrato per procura, cioè al posto dello sposo era presente la persona, che lo rappresentava. Niente da fare, questo è il destino delle principesse! 🙄
E questa bella fanciulla, che conosceva le basi di scienze naturali, latino e qualche altra lingua, era preparate nella musica danza ed equitazione, è partita per Napoli per incontrare il suo principe, che a malapena parlava italiano, perché nella quotidianità di solito si limitava con il dialetto. Dopo la prima notte matrimoniale scrisse a sua madre: „preferirei morire piuttosto che rivivere un’altra volta tutto ciò che mi è capitato”. Ferdinando fu ancora più esplicito: „dorme come un’amazzata e suda come un porco”. Con passare del tempo il re e la regina ne troveranno tanti amanti. D’altronde, nella frase „e vissero felici e contenti” non c’è la parola „insieme”! Ma, nonostante tutto, hanno fatto ben diciotto figli. Doveri coniugali e reali sono stati rispettati.
Non so voi, ma io quel umore romantico non né ho più. Preferisco tornare allo sformato di patate, almeno qui è tutto chiaro e senza imprevisti. Dopo quel famoso pranzo nuziale la ricetta è diventata molto popolare e si è diffusa non solo a Napoli, ma anche nelle altre regioni. Le casalinghe l’hanno adattata anche come una ricetta di recupero per poter preparare con pochi avanzi di formaggi e salumi un piatto da sfamare intera famiglia. La ricetta classica napoletana prevede uso provola fresca affumicata e salame napoletano. Ma con diffondersi nelle altri regioni, ingredienti si sostituivano con quelli più tipici locali, così nascevano sempre nuovi varianti di sformato di patate. Io qui presento la ricetta, che ho ereditato da signora Nina, vi ho già parlato di lei nel post dedicato al brodo natalizio di cardone. Gattó di patate – un vero piatto unico, che contiene tutto il necessario per un pasto completo e nutriente.
Ingredienti (6 porzioni):
- 1 kg di patate
- 70-80 g di burro + qualche fiocco per la superficie
- 2 uova
- 100 g di parmigiano
- 200 g di mortadella di un pezzo (non affettata)
- 250-300 g di mozzarella
- buccia di limone
- pane grattuggiato quanto basta
- sale, pepe nero macinato, noce moscata
Lessate le patate intere, sbucciatele e passate con lo schiacciapatate prima che si freddano. Aggiungete subito il burro e mescolate bene per farlo sciogliere. Salate, pepate e grattugiate un po’ di noce moscata e buccia di limone al proprio gusto. Quindi mettete anche le uova (1), mozzarella e mortadella tagliate a cubetti (2), parmigiano (3) e mescolate bene di nuovo.
Imburrate la teglia e cospargetela con il pane grattugiato. Piempitela con impasto precedentemente preparato. Livellate la superficie e, se volete, con il cucchiaio bagnato procurate gli incavi radiali per creare la decorazione a rilievo (4). Cospargete la superficie di pangrattato e mettete qua e là qualche fiocco di burro (5). Cuocete nel forno preriscaldato a 180°C finché non si formerà la crosticina dorata (6).
Meglio non servire subito lo sformato appena pronto a tavola, lasciatelo nel forno spento con lo sportello socchiuso per altri 20-30 minuti, così diventerà più compatto e saporito.





